18/05/26


IL FARMACISTA BESTEMMIATORE


(lontano ricordo, anno 1960)




La farmacia era un piccolo locale di circa quindici metri quadrati, affacciato sulla via principale, proprio accanto all’ufficio postale.


La donna, non più giovane, con il volto scurito dal sole, entrò e si avvicinò al banco con un’aria timida, quasi remissiva. Nella mano destra stringeva la ricetta, nella sinistra una sporta logora e sfilacciata, dentro la quale una gallina, di tanto in tanto, levava starnazzi inquieti.


Il dottore si alzò lentamente dalla poltroncina addossata alla parete. Prima ancora di muoversi, accarezzò il suo cane: uno spinone di bell’aspetto, ma afflitto da una bava ostinata che gli colava dal labbro, gocciolando sul pavimento di cotto e formando, qua e là, piccole chiazze lucide, come medaglioni argentati.


Prese la ricetta dalla mano della donna e la lesse con attenzione; poi sollevò il capo, sospirò profondamente e, all’improvviso, si mise a scagliare bestemmie oscene, accompagnandole con imprecazioni vivaci contro il santo del giorno, che andava a controllare sul calendario tenuto lì accanto.


La donna arretrò, sbigottita e impaurita. La gallina, quasi rispondendo a quella furia, raddoppiò gli starnazzi, come se — per ragioni tutte sue — volesse prendere parte anche lei a quella tempesta di parole.


Le medicine prescritte non c’erano.


«Dovete tornare tra due giorni», disse il farmacista, senza abbassare il tono, e subito riprese con una nuova sfilza di bestemmie, chiamando in causa, con scrupolosa precisione, tutti i santi che gli passavano per la mente.


«Si calmi… si calmi», mormorò la donna, sconvolta. «Ma non dovete bestemmiare… è peccato».


Allora lui, quasi svuotato da quell’impeto, scese da dietro il banco e tornò ad accarezzare il cane, che prese a scodinzolare piano, come se volesse, con la sua mansuetudine, riportare un poco di pace nell’animo del padrone.


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